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DOTT. VINCENZO BELLIA


MEDICO CHIRURGO, SPECIALISTA

IN PSICHIATRIA, PSICOTERAPEUTA

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DOTT. VINCENZO BELLIA

Medico Chirurgo, specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta


Libero professionista, iscritto all’Ordine dei Medici della Provincia di Catania (n. 8591)
Docente di Gruppoanalisi alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della Coirag a Palermo
Direttore della Scuola di formazione in Danzamovimentoterapia Espressivo-Relazionale di Roma
Danzamovimentoterapeuta certificato FAC (n. 21)
Già docente a contratto presso l'Università della Valle d’Aosta e l'Università Paris V René Descartes


Regular member delle società:
Laboratorio di Gruppoanalisi
ARTE - Associazione Professionale Arti Terapie 
APID - Associazione Professionale Italiana Danzamovimentoterapia

NOTA AUTOBIOGRAFICA



Sono nato il 12 luglio del 1960 a Catania, la città in cui ho sempre vissuto e dove ho frequentato l’università. Mi sono laureato in Medicina nel 1985, ho intrapreso quindi la formazione psicoterapeutica, parallelamente alla specializzazione in Psichiatria, che ho conseguito nel 1989. Sono entrato quindi a far parte dell’elenco degli psicoterapeuti, appena istituito presso l’Ordine dei Medici.
Fin dall’inizio concepivo l’idea di fare lo psichiatra con un approccio psicodinamico, consapevole però di quanto la vita relazionale e il corpo fossero determinanti nell’esperienza umana, quindi anche nella psicopatologia. Ero indubbiamente influenzato dalla tradizione familiare – mio padre era medico, mia madre e una zia psicologhe, tra le prime nella Catania degli anni sessanta. Alcune esperienze dei tempi dell’università, inoltre, hanno avuto sui miei orientamenti un peso decisivo: parlo di gruppi solidaristici nei quartieri a rischio, di un soggiorno semestrale di studio negli Usa, di un anno di tirocinio volontario nel consultorio familiare di un quartiere popolare.


Le mie prime esperienze formative e professionali


Il primo passo è stato intraprendere l'analisi personale, che ho svolto nell’arco di un quinquennio, prima in un gruppo condotto dal dott. Giacomo Magrograssi, quindi individualmente con il dott. Lino Ancona. È ormai quasi unanimemente acquisito che ogni psicoterapeuta debba elaborare le proprie problematiche personali e sviluppare in prima persona una consapevolezza vissuta del processo analitico; ma, più ancora, credo che non si possa fare questo lavoro su una poltrona senza essere stato, e a lungo, anche sull’altra.
Sullo sfondo dell’analisi personale, la mia formazione si è svolta fino al 1990 all’insegna della curiosità e della fascinazione per una molteplicità di suggestioni presenti nell’universo psicoterapeutico: frequentai il centro romano di terapia familiare di Camillo Loriedo, un corso di cognitivismo costruttivista, quindi la formazione quadriennale e la supervisione in Analisi Transazionale, poi i seminari di psicologia del profondo all’Istituto Caracciolo di Palermo.
Erano gli anni in cui cominciavo la mai più interrotta pratica professionale di psicoterapeuta, confrontandomi nello spazio dello studio privato con i tanti volti dei disturbi di personalità, con crisi e conflittualità familiari, con la sofferenza ansiosa e depressiva, con le problematiche di dipendenza, con i disturbi del comportamento alimentare – ricordo la mia prima paziente, un’anoressica. Nel frattempo, le prime esperienze all’interno delle istituzioni facevano nascere in me l’esigenza di un approccio metodologico di più ampio respiro, in grado di svolgere un ruolo efficace sugli scenari della grave psicopatologia.


Gruppoanalisi e Salute Mentale


“Gruppoanalisi e Salute Mentale” è il titolo dell’ultimo libro pubblicato in vita da Franco Fasolo, l’unico maestro che non ho avuto il tempo di smitizzare, che mi ha onorato per tanti anni della sua fraterna amicizia. “Respirare il gruppo” è invece il titolo del suo libro postumo. “Il mondo della realtà, il corpo e la comunità sono le coordinate di tutta la terapia”, scriveva nel 1948 S.H. Foulkes, aprendo la feconda prospettiva della gruppoanalisi. L’esperienza lavorativa come psichiatra in quelli che si chiamavano allora “Servizi territoriali di tutela della salute mentale”, iniziata nel 1989 e conclusa nel 2007, in coincidenza con la loro definitiva riconversione aziendalistica, è stata il crogiolo della mia maturazione professionale. Al servizio di salute mentale di Paternò ho cominciato i primi gruppi di Danzamovimentoterapia, stimolato da una formazione tutta francese con France Schott-Billmann e con Herns Duplan. Il Dipartimento di Caltagirone è stato il laboratorio di pratiche e idee in cui ho condotto i primi gruppi di psicoterapia gruppoanalitica e dove con Raffaele Barone abbiamo elaborato i primi nuclei di quell’approccio alla salute mentale che molti anni dopo avremmo chiamato “psicoterapia di comunità”.
La Gruppoanalisi l’ho approfondita attraverso gli ormai mitologici “seminari di Bronte”, la supervisione a Palermo con il Prof. Girolamo Lo Verso e l’adesione al Laboratorio di Gruppoanalisi, del cui comitato esecutivo ho fatto parte alla fine degli anni novanta; ed è stata proprio la Gruppoanalisi il fil rouge di tutti i miei successivi sviluppi professionali, modificando radicalmente il mio approccio alla psicoterapia influenzando in modo decisivo il metodo di Danzamovimentoterapia (espressivo-relazionale) che negli anni ho sistematizzato.


Un laboratorio di formazione per la cura


La seconda metà degli anni novanta è stata per me l’epoca delle più importanti collaborazioni professionali e scientifiche, da cui è nata anche la mia attività di formatore. Oltre alla responsabilità di area didattica e alla docenza nella sede palermitana della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della COIRAG, dove ho insegnato nel tempo Psicoterapia nelle Istituzioni, Psicoterapia di Gruppo, Psicopatologia e infine Gruppoanalisi, in quegli anni per me hanno avuto inizio esperienze innovative in cui il lavoro di cura si intrecciava indistricabilmente con la ricerca di nuovi modelli.
C’è stata la sperimentazione dei convegni-laboratorio su gruppoanalisi e arti terapie (“Il corpo sugli scenari della mente”), concepiti e realizzati con Girolamo Lo Verso. C’è stata la collaborazione con Alessandro Tamino e Pinella Pistorio, da cui è nata e si è sviluppata la Scuola di Arti Terapie. Lo scambio con France Schott-Billmann è sfociato nell’incarico all’Università Paris V René Descartes. Da una collaborazione ormai più che ventennale con Benoit Lesage, iniziata con i “Colloqui di Besançon”, è scaturito un gran numero di corsi e laboratori. L’incontro con Maurizio Gasseau ha segnato l’inizio di una lunga serie di esperienze di psicodramma e danzamovimentoterapia, sfociate nella collaborazione con l’Università della Valle d’Aosta.


Da “Spazio Polis” alla psicoterapia di comunità


Nel 2002 con alcuni colleghi ed ex-allievi abbiamo avviato e portato avanti fino al 2010 l’esperienza di Spazio Polis, che nello spazio di uno studio associato di psicoterapia è stato un vivace centro di formazione e di promozione di una cultura psico-sociale innovativa. Dopo il primo corso sulle potenzialità terapeutiche del gruppo psicodinamico, la sala di Spazio Polis è stata periodicamente animata da un vero e proprio forum sui temi della cura dei casi gravi, dell’etnopsichiatria e delle nuove patologie nella post-modernità, delle famiglie, dei disturbi di personalità, dello sviluppo.
Spazio Polis per molti anni è stato il polo magnetico della Grupponalisi catanese, con i suoi seminari che hanno visto la partecipazione di tanti illustri colleghi e maestri, come Franco Fasolo, Leonardo Ancona, Giuseppe Licari, Corrado Pontalti, Mario Mulè, giusto per citarne alcuni. Vi è stata concepita la formula dei “convegni di Acitrezza” (su “Foulkes, la comunità e la cura”). È stato a Spazio Polis che abbiamo cominciato a parlare di psicoterapia di comunità, all’insegna del superamento della dicotomia tra il mondo interno e la vita sociale.
La psicoterapia di comunità, alla quale abbiamo dedicato un importante volume, rappresenta per me la maturazione di un percorso professionale. Perché psicoterapia di comunità? Perché, ben oltre la vetusta distinzione tra mondo interno e realtà sociale, nello scenario di ogni psicoterapia entrano in gioco le storie personali, la famiglia e i suoi mandati, le generazioni e la continuità delle rappresentazioni identitarie, il paese e le sue sedimentazioni culturali, il mondo del lavoro con i suoi ruoli e i suoi vincoli… oggi, in misura imprevedibilmente potente, anche il web e i social network. 
Psicoterapia di comunità però è anche la consapevolezza di quanto sia velleitaria l’ambizione di curare la grave psicopatologia senza il coinvolgimento diretto di una molteplicità di attori nel processo terapeutico, e senza che il processo sia fortemente orientato in senso psicoterapeutico. Questa convinzione ho maturato anche nella mia breve esperienza con la CTA Sant’Antonio di Piazza Armerina, nel 2015, e nella collaborazione con il progetto Visiting: la psicoterapia di comunità, per le comunità terapeutiche psichiatriche, rappresenta la possibilità di operare in modo non necessariamente cronicizzante, in un rapporto reciprocamente fecondo con la comunità locale. 


Fino a oggi…


Professionalmente parlando, alterno e integro l’attività di psicoterapeuta e psichiatra con quella di formatore. Dallo studio professionale, in pieno centro storico di Catania, l’insegnamento mi porta a Palermo, dove insegno alla Scuola di Psicoterapia della Coirag, ma anche a Roma, a Torino e nelle altre sedi italiane della Scuola di Dmt-ER®, poi a Parigi, Ginevra, Buenos Aires e tra un po’, sembra, anche al Cairo, per stimolanti collaborazioni internazionali.
Per il resto vivo a Catania e dintorni, con la mia famiglia, i miei figli e i miei amici, dedicandomi a occupazioni di carattere decisamente più personale, quando non sconfinano nella partecipazione politica e nella vita sociale.
Durante la lunga estate siciliana passo invece una quantità di tempo spropositata a fare l’istruttore subacqueo. L’ho fatto per anni nella marinara Acitrezza, con il mio indimenticabile amico Nino. Più di recente nei fondali tra Catania e Acicastello, con “Brezza di mare”, in un sito archeologico sottomarino di stupefacente e insospettabile bellezza. 
Quella per il diving un tempo era una passione “pura”; poi però ci sono stati i convegni di San Vito lo Capo su “Psiche e immersioni”, poi mi è venuto il gusto di introdurre altri alla magia del mondo sommerso, e tramite loro riprovare ogni volta l’emozione della prima volta… così ci sono ricascato, nel mio solito vizio di trasformare il piacere in mestiere. Mi auguro però di continuare a vivere la mia attività professionale prevalente, quella di psicoterapeuta, in una dimensione in cui il mestiere non sia alieno dal piacere.

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