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DOTT. VINCENZO BELLIA

LA GRUPPOANALISI

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Che cos'è la gruppoanalisi?

Vent’anni fa ero già formato come psicoterapeuta, ma avevo una conoscenza della gruppoanalisi solo superficiale e libresca. Avevo cominciato da poco a lavorare come psichiatra nei servizi pubblici e questa nuova esperienza in un certo senso mi spiazzava. Mi capitava infatti che, parlando con un singolo paziente, dopo un po’ nell’ambulatorio sembrassero materializzarsi intere famiglie, agglomerati del paese, fitte reti di sconosciuti personaggi… eppure non c’era nessun altro! La narrazione soggettiva, però, era talmente intessuta di pensieri condivisi, di emozioni e di rappresentazioni collettive da materializzare quasi nella stanza di consultazione gruppi dialoganti.


Analogamente, facendo visite domiciliari, avevo a volte come l’impressione di trovarmi “straniero tra stranieri”: avvertivo in modo sfuggente il peso determinante di codici e significati sottintesi, che accomunavano il paziente e i suoi familiari (o il quartiere, o il paese…) in una appartenenza che, lo sentivo, mi escludeva.


Cominciavo a provare una certa insoddisfazione per i modelli teorici che avevano alimentato la mia formazione di base: cominciavo a sentirli troppo astrattamente universalistici, o troppo meccanicistici, mi permettevano sì di inquadrare, ma sempre meno mi aiutavano a comprendere.
In occasione di un convegno, ebbi modo di fare un’esperienza diretta di gruppo analitico e sentii un relatore affermare (cito a memoria) che “la gruppoanalisi nasce laddove non ci limitiamo a pensare a un gruppo come al prodotto dell’interazione fra gli individui che ne fanno parte, ma cominciamo anche a pensare a un individuo come al prodotto dei gruppi che ne hanno popolato la storia personale”.


Ecco profilarsi una teoria della mente radicalmente relazionale: «La mente è relazione. Non è concepibile un individuo se non in rapporto con un ambiente, né è concepibile un ambiente a prescindere da un individuo che lo concepisce» (D’Elia). Teoria della mente, ma anche della psicopatologia e della cura: «Se un ambiente è capace di distruggere un individuo, un ambiente può anche riorganizzarlo e guarirlo», scriveva in altro ambito disciplinare Bruno Bettelheim.


Non solo una terapia di gruppo

La gruppoanalisi muoveva i primi passi negli anni quaranta del secolo scorso per opera di alcuni psicoanalisti, come Trigant Burrow e Sigmund H. Foulkes, che cominciarono a vedere i loro pazienti in gruppo. Lo sviluppo del modello si deve però soprattutto a Foulkes e alla sua esperienza all’ospedale militare di Northfield.


La gruppoanalisi foulkesiana si connotò subito non come un’analisi in gruppo dei singoli pazienti, né come un’analisi di gruppo (cioè della dinamica del gruppo nel suo insieme), bensì come un’analisi attraverso il gruppo, focalizzata ora sugli individui, ora sul gruppo. Nell’analisi "attraverso il gruppo" protagonista del lavoro analitico non è l’analista, ma il gruppo stesso, di cui l’analista fa parte con la funzione di facilitarne il processo. Il gruppo, che si trova al confine tra le diverse appartenenze (familiari, sociali, culturali…) degli individui che ne fanno parte, dà vita a una reciproca immedesimazione e a uno scambio dialogico che sviluppa flessibilità psicologica, nuove chiavi di lettura, nuovi codici, nuove modalità di regolazione degli affetti (matrice dinamica).


La gruppoanalisi, nata nei gruppi, ha sviluppato una teoria della mente basata sulla nozione di matrice, la trama di pre-concezioni consce e inconsce, credenze, stili affettivo-emozionali e schemi di comportamento che l’individuo interiorizza nel bagno relazionale di tutte le sue esperienze gruppali: familiari e transgenerazionali, sociali, culturali. L’identità, in quest’ottica, si struttura e si evolve nelle reti relazionali di cui il soggetto fa parte.
È per questo che, pur privilegiando il potenziale trasformativo del gruppo terapeutico, la gruppoanalisi costituisce anche un solido modello di riferimento per l’analisi individuale, alla quale apporta, senza mai rigettare la cornice psicoanalitica, il valore di un'aderenza senza precedenti alla storia personale del paziente, alle peculiarità culturali, ai codici, alle sedimentazioni valoriali della sua famiglia, del suo paese, del suo ambiente, dei suoi gruppi naturali.


Per queste ragioni è stato quasi naturale, per i terapeuti di formazione gruppoanalitica, sviluppare una flessibilità dei dispositivi operativi, che consente di includere materialmente nello scenario terapeutico altri componenti delle reti relazionali del paziente, nell’ottica della terapia familiare, della terapia di coppia e della terapia comunitaria (indispensabile questa nel trattamento della grave psicopatologia).

La rete professionale gruppoanalitica

Nel 1952 Foulkes fondò con James Anthony, con Pat De Mare, con il sociologo Norbert Elias e con altri gruppoanalisti della prima ora la Group-Analytic Society (GAS), di cui fu presidente fino al 1970. È del 1967 il primo numero della prestigiosa rivista Group Analysis.
Sul modello della GAS in molti altri Paesi sono sorte società gruppoanalitiche. In Italia la gruppoanalisi fu inizialmente introdotta da Diego e Fabrizio Napolitani e da Leonardo Ancona; successivamente Franco Di Maria, Girolamo Lo Verso, Franco Fasolo, Corrado Pontalti e molti altri hanno apportato alla disciplina importanti e originali contributi.


Il Laboratorio di Gruppoanalisi, fondato nel 1996 sull'onda della vivace attività scientifica di una rete informale che risale alla fine degli anni settanta, contribuisce alla ricerca, allo sviluppo professionale e alla formazione nella terapia gruppoanalitica insieme ad altre società italiane che afferiscono alla COIRAG (Confederazione delle Organizzazioni Italiane per la Ricerca Analitica sui Gruppi) e all’omonima scuola di specializzazione in psicoterapia.


La sede di Catania del Laboratorio di Gruppoanalisi, attivata formalmente nel 2000, dopo oltre dieci anni di intensa attività professionale e formativa sul territorio, si è caratterizzata per una forte declinazione delle prassi e dell’elaborazione teorica nei settori della salute mentale, del lavoro clinico-sociale, delle terapie espressive e dell’età evolutiva, filoni di ricerca poi confluiti nel volume di R. Barone, V. Bellia e S. Bruschetta “Psicoterapia di comunità”, edito nel 2010 da Franco Angeli.


Riferimenti Bibliografici


Barone R., Bellia V., Bruschetta S. (2010) Psicoterapia di comunità, Franco Angeli, Milano
Brown D., Zinkin L. (1994) La psiche ed il mondo sociale, Cortina, Milano
D’Elia L., La terapia gruppoanalitica, www.nuovipercorsi.org/le-psicoterapie
Di Maria F., Lo Verso G. (1995) La psicodinamica dei gruppi, Cortina, Milano
Di Maria F., Formica I. (2009) Fondamenti di gruppoanalisi, Il Mulino, Bologna
Fasolo F. (2002) Gruppi che curano & gruppi che guariscono, La Garangola, Padova
Fasolo F. (2009) Gruppoanalisi e salute mentale, Cleup, Padova
Fasolo F. (2010) Foulkes, la comunità, la cura, Laboratorio di Gruppoanalisi, Catania (stampato in proprio)
Fasolo F. (2011) Respirare il gruppo, Cleup, Padova
Foulkes S.H. (1948), Introduzione alla psicoterapia gruppoanalitica, EUR, Roma 1991
Foulkes S. H., Anthony E. J. (1957), L’approccio psicoanalitico alla psicoterapia di gruppo, EUR, Roma 1998
Lo Coco G., Lo Verso G. (2006), La cura relazionale, Cortina, Milano
Lo Verso G. (1989) Clinica della gruppoanalisi e psicologia, Bollati Boringhieri, Torino
Lo Verso G. (1994) Le relazioni soggettuali, Bollati Boringhieri, Torino
Lo Verso G., Di Blasi M. (2011) Gruppoanalisi soggettuale, Cortina, Milano
Napolitani D. (1987) Individualità e gruppalità, Bollati Boringhieri, Torino

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Libero professionista, iscritto all’Ordine dei Medici della Provincia di Catania (n. 8591) Docente di Gruppoanalisi alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della Coirag a Palermo Direttore della Scuola di formazione in Danzamovimentoterapia Espressivo-Relazionale di Roma Danzamovimentoterapeuta certificato FAC 

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