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Sono nato il 12 luglio del 1960 a Catania, la città in cui ho sempre vissuto e dove ho frequentato l’università. Mi sono laureato in Medicina nel 1985, ho intrapreso quindi la formazione psicoterapeutica, parallelamente alla specializzazione in Psichiatria, che ho conseguito nel 1989. Sono entrato quindi nell’elenco degli psicoterapeuti appena istituito presso l’Ordine dei Medici.


Sulla mia scelta di fare lo psichiatra e l’analista ha indubbiamente avuto il suo peso la tradizione familiare: mio padre era medico, mia madre e una zia psicologhe, tra le prime nella Catania degli anni Sessanta. Ma vi hanno inciso anche alcune esperienze giovanili: attività nei quartieri, un soggiorno di studio negli Usa, il tirocinio volontario in un consultorio familiare.

Le mie prime esperienze formative e professionali

Il primo passo è stato l'analisi personale, prima in gruppo, quindi individualmente. Ogni psicoterapeuta dovrebbe elaborare le proprie problematiche personali e sviluppare in prima persona una consapevolezza vissuta del processo analitico. Non si può fare bene questo lavoro su una poltrona, credo, senza essere stato, e a lungo, anche sull’altra.

Sullo sfondo dell’analisi personale, la mia formazione si è svolta fino al 1990 all’insegna della curiosità e della fascinazione per una molteplicità di suggestioni presenti nell’universo psicoterapeutico: frequentai il centro romano di terapia familiare di Camillo Loriedo, un corso di cognitivismo costruttivista, quindi la formazione quadriennale e la supervisione in Analisi Transazionale, poi i seminari di Psicologia del Profondo all’Istituto Caracciolo di Palermo.

Erano gli anni in cui cominciavo la mai più interrotta pratica professionale di psicoterapeuta, confrontandomi nello spazio dello studio privato con i tanti volti dei disturbi di personalità, con crisi e conflittualità familiari, con la sofferenza ansiosa e depressiva, con problematiche di dipendenza, disturbi del comportamento alimentare – la mia prima paziente, ricordo, soffriva di anoressia. 

 

Nel frattempo, le prime esperienze all’interno delle istituzioni facevano nascere in me l’esigenza di un approccio metodologico di più ampio respiro, in grado di svolgere un ruolo efficace sugli scenari della grave psicopatologia.

Gruppoanalisi e Salute Mentale

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Gruppoanalisi e Salute Mentale è il titolo dell’ultimo libro pubblicato in vita da Franco Fasolo, l'unico maestro che non ho avuto il tempo di smitizzare, che mi ha onorato per tanti anni della sua fraterna amicizia. Il crogiolo della mia maturazione professionale è stato lavorare come psichiatra dal 1989 al 2007 in quelli che si chiamavano allora “Servizi territoriali di tutela della salute mentale”. ‚ÄčÈ stato lì che ho compreso il valore della Gruppoanalisi, il cui fondatore, S.H. Foulkes, non a caso scriveva nel 1948 che “Il mondo della realtà, il corpo e la comunità sono le coordinate di tutta la terapia”.

 

 

La Gruppoanalisi è stata il fil rouge di tutti i miei successivi sviluppi professionali. L’ho approfondita tramite gli ormai mitologici “seminari di Bronte”, la supervisione con il Prof. Girolamo Lo Verso e l’esperienza del “Laboratorio”.

Al Servizio di Salute Mentale di Paternò ho cominciato i primi gruppi di Danzamovimentoterapia, sull’onda di una formazione tutta francese con France Schott-Billmann e con Herns Duplan. Il Dipartimento di Caltagirone è stato poi il laboratorio di pratiche e idee in cui, con Raffaele Barone, abbiamo elaborato i primi nuclei di quella che, anni dopo, avremmo chiamato “psicoterapia di comunità”.

La maturazione professionale

La seconda metà degli anni Novanta è stata per me un’epoca di importanti collaborazioni professionali e scientifiche. Alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della COIRAG ho insegnato, nel tempo, Psicoterapia nelle Istituzioni, Psicoterapia di Gruppo, Psicopatologia e infine Gruppoanalisi, sino ad oggi. 

 

Sono di quegli anni i convegni-laboratorio su Gruppoanalisi e Arti Terapie pensati e realizzati insieme a Girolamo Lo Verso, la stagione della Scuola di Arti Terapie di Roma, l’incarico all’Università Paris V René Descartes, i “Colloqui di Besançon” che hanno dato avvio alla collaborazione ormai più che ventennale con Benoit Lesage, le esperienze di psicodramma e Danzamovimentoterapia condivise con Maurizio Gasseau e sfociate poi nella collaborazione con l’Università della Valle d’Aosta.

Nel 2002, con alcuni colleghi ed ex-allievi, ho avviato e portato avanti fino al 2010 l’esperienza di Spazio Polis, studio associato di psicoterapia e vivace centro di formazione, promotore di una cultura professionale innovativa, all’insegna del superamento della dicotomia tra il mondo interno e la vita sociale. Il salone di Spazio Polis ospitava un forum sui temi più disparati, dalla cura dei casi gravi all’etnopsichiatria e alle nuove patologie della post-modernità. Polo magnetico della Grupponalisi catanese, Spazio Polis ha concepito la formula dei “convegni di Acitrezza” su “Foulkes, la comunità e la cura” e ospitato tanti illustri colleghi e maestri, tra i quali Franco Fasolo e Leonardo Ancona, giusto per citarne alcuni.

 

Nel 2010 abbiamo pubblicato Psicoterapia di comunità, un volume che rappresenta la maturazione di un percorso professionale. Perché psicoterapia di comunità? Perche', superata l’anacronistica distinzione tra mondo interno e realtà sociale, sulla scena di ogni psicoterapia sono in gioco le storie personali, la famiglia e i suoi mandati, le generazioni, il paese e le sue sedimentazioni culturali, il mondo del lavoro con i suoi ruoli e i suoi vincoli… e oggi, in misura potentissima, anche il web e i social network. 

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Fino a oggi…

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Professionalmente parlando, alterno l’attività di psicoterapeuta e psichiatra, nel mio studio professionale in centro storico a Catania, con l’insegnamento: alla Scuola di Danzamovimentoterapia che dirigo a Roma, alla Scuola di Psicoterapia della COIRAG a Palermo, poi a Torino, in Francia, da alcuni anni anche in Medio Oriente.

Per il resto vivo a Catania e dintorni, con la mia famiglia e i miei amici, dedicandomi a occupazioni di carattere decisamente più personale, quando non sconfinano nella partecipazione politica e sociale. Durante la lunga estate siciliana passo invece una quantità di tempo spropositata a fare l’istruttore subacqueo. L’ho fatto per anni nella marinara Acitrezza, con il mio indimenticabile amico Nino, poi su un sito archeologico sottomarino di stupefacente e insospettabile bellezza, tra Catania e Acicastello... 

Quella per le immersioni un tempo era per me una passione pura; poi mi è venuta la voglia di introdurre altri alla magia del mondo sommerso, e tramite loro riprovare ogni volta l’emozione della prima volta. Così sono diventato istruttore subacqueo e ci sono ricascato, nel mio solito vizio di trasformare il piacere in mestiere. Mi auguro però di continuare a vivere la mia attività professionale prevalente, quella di psicoterapeuta, in una dimensione in cui il mestiere non sia alieno dal piacere.